Fiore di leggende | Page 2

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lasciar cosí impedimentire!--?però che unque 'l serpente lo toccava?coll'ale, tutte l'arme gli tagliava.
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A Gherardin ne paria molto male?che lo serpente gli facia tal guerra:?ficcò la spada nel mezzo dell'ale,?davagli un colpo, se 'l cantar non erra,?che fu per lui sí pessimo e mortale,?che di presente cadde morto in terra;?e, nel cader che fe', misse gran guai,?e disparí che non si vidde mai.
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Morto il serpente, e Gherardin provide?a Marco Bel, che combattea coll'orso,?gridando a voce:--L'orso mi conquide,?se da te, Gherardin, non hoe soccorso.--?E Gherardin, che suo fatto ben vide,?sprona il ronzino e inver' di lui fu corso;?e, come l'orso lo vidde venire,?Marco lascioe, e lui trasse a ferire.
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Uno animal cosí feroce e visto,?che non si vidde mai tra l'altre fiere,?che colla branca quel ronzin fe' tristo,?che morto cadde sotto al cavaliere.?Gherardin chiama forte:--Iesú Cristo,?ora m'aiuta, che mi fae mestiere!--?E da Marco non potea avere aiuto,?però che avea ogni valor perduto.
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E Gherardin si levò prestamente:?colla sua spada giá non fece resta,?e ferí l'orso nequitosamente:?davali un colpo di sopra la testa,?che lo fendeva infino al bianco dente;?e Marco Bel di ciò facea gran festa!?E, nel cader, disse l'orso:--Donzello,?tu hai morto il signor d'esto castello!--
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E Gherardin, ch'avea la bestia morta,?maravigliossi che l'udí parlare:?nella sua mente tutto si conforta.?A quel palagio presono ad andare;?e, quando f?rno giunti a quella porta,?e Marco Bello incominciò a picchiare,?la porta fue aperta immantanente:?ma chi l'aperse non videro neente.
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Dismontarono e f?r sopra alla scala?que' che l'un l'altro ma' non abandona.?E, quando f?rno giunti in su la sala,?non vi trovar né bestia né persona.?In quello tempo lo freddo non cala.?Uno con l'altro insieme si ragiona.?Per tal maniera dimorando un poco,?ad un cammin vidon racceso un fuoco.
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Sicché ciascun si facea maraviglia;?ché chi 'l facesse non potien vedere.?Guardandosi d'intorno a basse ciglia,?per iscaldarsi andarono a sedere.?Fra loro insieme ciaschedun pispiglia:?--Se da mangiare avessimo e da bere,?avventurati sarem sette tanti?piú che non f?rno i cavalieri erranti!--
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Benché persona non vi si vedesse,?ciò che dicien fra lor erano intesi;?e tavole imbastite furon messe,?fornite ben di molti belli arnesi:?ceri e lumiere v'eran molte e spesse;?e que' baroni per le man f?r presi.?Quando a tavola furono i baroni,?recate f?r di molte imbandigioni.
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Molto f?r ben serviti a quella cena,?ma non vedien sergenti né scudieri;?e poi, istando in cosí fatta mena,?avevan sopra ciò molti pensieri;?onde ciascun di lor ne stava in pena,?e quasi non mangiavan volentieri.?E, quando ebben cenato, e' ritornarono?al fuoco, donde prima si levarono.
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Quando fu tempo d'andare a dormire,?in bella zambra ciascun fu menato,?e a uno bel letto, ch'io nol potrei dire.?Bel Gherardin vi si fu coricato,?ed una damigella, a lo ver dire,?si fue spogliata di presente a lato,?dicendo:--Non aver di me spavento,?ch'io son colei che ti farò contento.--
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E Gherardin, che le parole intese,?rassicurato fu co' lei nel letto;?e la donzella fra le braccia prese,?che di bellezze non avea difetto;?e sopra il bianco petto si distese,?baciando l'un l'altro con gran diletto.?E, s'egli è vero quel che il cantar mostra,?piú e piú volte d'amor feciono giostra.
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Signor', sacciate che questa donzella?si faceva chiamar la "Fata bianca",?e mantenea cittadi e castella?con molta quantitá, se il dir non manca.?Del serpente e dell'orso era sorella:?delle sette arti vertudiosa e franca,?contrafatti per arte gli fea stare,?per poter meglio il suo signoreggiare.
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Quando ebbono assaggiato il dolce pome,?avendo l'uno l'altro al suo dimino,?la Fata bianca il domandò del nome,?e egli rispuose:--Lo Bel Gherardino.--?E po' sí le contò il perché e il come?della cittá di Roma e' si part?no,?e come ciò che in questo mondo avía,?tutto l'avea dispeso in cortesia.
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E, quando quella damigella intese?come cortese e largo egli era istato,?d'una amorosa fiamma il cor l'accese,?che non trovava posa in nessun lato;?e Gherardino fra le braccia prese,?e con bramosa voglia l'ha baciato.?Ed e', veggendo la sua innamoranza,?come da prima incominciò la danza.
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Come del giorno apparve alcuno albore,?la Fata bianca in piè si fu levata,?ed una roba d'un ricco colore?a lo Bel Gherardin ebbe recata.?E poi a Marco Bel, suo servidore,?un'altra bella n'ebbe rapportata.?E quando tempo fu, sí si levarono;?vestirsi quegli, e li lor non trovarono.
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Se Gherardin parea prima giocondo?ch'avesse roba di si gran valenza,?ben parea poi signor di questo mondo,?tanto era bella la sua appariscenza!?Di zambra uscí, e Marco Bello secondo,?che non v'era persona di presenza,?se non quella donzella che gli guata,?che nolla veggon, perché sta celata.
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Disse Bel Gherardino allo scudiere:?--Andiamo un poco di fuori a sollazzo,--?e uno bel palafreno ed un destriere?trovar sellati, e non v'avea ragazzo!?montarvi suso, e non v'avien ostiere!?Gherardin corre il destriere a sollazzo,?e be' lo mena a sinistra ed a destra,?e la donzella stava alla finestra.
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Quando a lor parve tanto essere stati,?e' tornaro al palagio a disinare:?ed ogni giorno s'erano avezzati?d'uscir di fuori un poco a sollazzare;?e ogni volta, quand'erano tornati,?trovavan cotto per poter mangiare.?Ed ogni notte, per diletto, avea?Gherardin quella che il dí non vedea.
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Tre mesi e piú cotal maniera tenne?Bel Gherardin con allegrezza e strada;?ed una notte sí gli risovenne?della sua
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